FUNERAL
Ester Grossi solo show
Con la collaborazione musicale di His Clancyness
E con la performance live del duo bolognese Murder
A cura di Chiara Ronchini e Fabrica Fluxus
Inaugurazione: 22 gennaio 2010 ore 19,00
In mostra fino al 19 febbraio 2010
Mettete insieme colori piatti e assoluti, aggiungete un pizzico di humor nero e di atmosfere surreali e oniriche rubate da Hopper e Lynch, cuocete l’impasto sulle note rarefatte dei Murder e His Clancyness, servite il tutto su ritratti singoli e spargeteci su espressioni miste fra dolore e distrazione, stupore e rassegnazione. Ecco a voi FUNERAL. La mostra di Ester Grossi (originaria di Avezzano, vive e lavora a Bologna come pittrice e illustratrice) curata dal collettivo Fabrica Fluxus e Chiara Ronchini verrà inaugurata presso gli spazi della galleria Fabrica Fluxus il 22 Gennaio 2010 alle ore 19,00. L’esposizione delle opere sarà accompagnata dalle musiche composte ad hoc dall’artista His Clansyness e dalla performance live del duo bolognese Murder.
Ester Grossi (Avezzano, 1981) giovane artista abruzzese ha ottenuto diversi riconoscimenti. Dal 2008 è tra i giovani artisti promossi in Italia e all’estero dal Musae (Museo urbano sperimentale d’arte emergente) e Arteingenua. Votata come artista del mese di novembre 2008 su Artegiovane, collabora da diverso tempo con il fotografo Yashima Mishto, sperimentando la tecnica dello smalto su immagine fotografica e dedicandosi anche alla grafica, ha realizzato manifesti per Festival di cinema (tra cui Imaginaria film festival) e cover per album di band musicali (A Classic Education) e collaborando all’immagine del collettivo Moustache Style.
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FUNERAL
“La morte distrugge l’uomo, l’idea di morte lo salva”
E.M.Forster
Ritratti di persone rappresentate durante lo svolgimento di un funerale, immobili, concentrati, distratti e pensanti, indifferentemente, l’uno dall’altro, condividono il senso di una perdita. Il continuo gioco di sguardi dei partecipanti, confonde l’aspetto dark della triste circostanza; ad essere esaltata è la sensazione di “transito insita in questo rituale”. Per alcuni lo smarrimento che si percepisce di fronte alla morte; per altri, la curiosità di sapere cosa viene dopo. Nell’atmosfera sospesa di Funeral siamo di fronte ad una visione ironica e riflessiva del funerale. L’attenzione verso la persona defunta si sposta, divenendo sottofondo della riflessione che si viene ad elaborare, lì, di fronte ad una bara, sapendo che è una cosa alla quale non c’è rimedio, (toccherà anche a loro, anoi) senza sapere quando, ma con la certezza che accadrà. Nello sguardo c’è tutto, in quegli occhi passa una vita davanti, mille pensieri ed ognuno li fa a suo modo. Inevitabilmente i partecipanti, si ritrovano a riflettere “da soli” con la propria idea di morte. Nell’atto funebre, le persone presenti non sono realmente lì; osservano, guardano intorno e in un continuo scrutare, pensano che se fosse possibile una continuità ultraterrena, allora non ci sarebbe ragione di essere tristi o impauriti, allora, quella diventerebbe una festa, il funerale sarebbe solo un rito di passaggio dove si celebra la conquista del beato al di là. Ester è così che la pensa. L’Artista, dipinge questi individui particolarmente silenziosi, come se fossero in trance tentando di esorcizzare il pensiero di morte. Il colore viene steso con eccellente omogeneità, il tratto ben definito ha propria personalità e se pur delicato per sua eleganza, emana una forza che sa di ultraterreno, di magico. In quella forza ritroviamo la rigorosità di Ester, dove l’ordine delle sue idee prende forma in quelle linee che conoscono bene i loro confini terreni, ma non quelli divini o eterei.
Questi ritratti pensano alla possibile immortalità. Con equilibrio, queste opere riescono a pulsare energia ed emozioni e anche stando ferme e ben salde alla tela, sono i loro sguardi, a volte non partecipi, a rendere noi, per primi, gli interpellati. Sfondo di questi eclettici ritratti sono immensi prati verdi, sovrastati da cieli di azzurri intensi, che tornano a sottolineare l’aspetto dream pop dell’artista. L’ispirazione di questo progetto artistico nasce dopo la visione della serie televisiva statunitense Six Feet Under, che ha incuriosito ed appassionato profondamente l’artista, influenzandola nei luoghi e nelle atmosfere stile gotico americano. Una serie incentrata sull’argomento della morte, che indaga su molteplici livelli della vita, come quello personale, religioso e filosofico. Così, anche l’artista, si chiede e pensa la sua. In queste opere ritroviamo una forte dose di humor nero, mescolato a un senso di surrealismo suggerito dai sensuali e spaventati volti. Il realismo magico avvolge queste tele che tentano di dare risposte a domande di sempre. L’atmosfera dei quadri sarà completata musicalmente da un sottofondo pop sognante, ricco di sfumature folk gothic e momenti rarefatti creato ad hoc dall’artista di origine canadese His Clancyness. “ Le canzoni sono state create immaginando la camminata nel verde del cimitero, la bara che scivola lentamente nella terra, le parole religiose, la veglia, i fazzoletti che raggiungono le guance, le macchine nere che si allontanano. Il dopo.”
Chiara Ronchini
“…And when the darkness comes around…”
E’ accaduto. “Il momento” è passato. Ecco quello che rimane, o meglio, quelli che rimangono. Sguardi persi, contriti nel dolore, distratti, rassegnati o malinconici, un caleidoscopio di espressioni umane congelate in un istante. Una dopo l’altra si affiancano, su fasce di colori pieni che dividono orizzonti, linee essenziali che individuano spazi sospesi e surreali, i protagonisti anonimi di un immaginato funerale, protagonisti alieni di una realtà provvisoria e fragile. Poi la pausa, la frattura visiva del nero profondo, somma di tutti i colori (il bianco ed il nero che si incontrano nell’unico istante di epifania concesso loro), somma di tutti i ricordi, di tutti i pensieri, spazio per la riflessione intima, umana e profonda di colui che guarda dal di qua, o dall’aldilà come davanti ad uno specchio della coscienza. Nel lavoro di Ester Grossi c’è la lirica sensazione del Dream Pop (o Realismo Magico), percezione di uno spazio “altro” che non è visivamente percepibile, c’è un forte potere di astrazione, c’è un elemento vagamente metafisico nel quale prevale la solitudine, l’estraneità ma al tempo stesso l’empatia, c’è un certo humor nero alternato ad elementi surreali, c’è l’eleganza delle linee e la sensualità.
Roberta Fiorito
Gennaio 2010





















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